In to the “Wilderness”
Provincia di Caserta - Con Raffaele Cortellessa, vicepresidente nazionale AIW, quiCaserta va alla scoperta della “forma più democratica di salvaguardia degli spazi selvaggi”
“Le Aree Wilderness sono la forma più democratica di protezione della natura in quanto non vengono imposte dallo Stato o dalle Regioni, come avviene di solito per i Parchi, ma rappresentano una libera scelta delle amministrazioni comunali”. Questo è quanto ha dichiarato a quiCaserta il vicepresidente dell’Associazione Italiana Wilderness, Raffaele Cortellessa, che si è fatto portavoce di tutti i componenti nazionali nel presentarla in ogni suo dettaglio.
Qual’è il fascino di una natura non addomesticata?
“Nei territori selvaggi prevalgono le leggi della natura. I vecchi sentieri o i passaggi liberi nei boschi o sulle pietraie delle montagne brulle non sono segnati e per questo dobbiamo affinare il nostro senso di orientamento, osservare il sole, il muschio sulle piante ed ogni particolare che ci può essere utile, così da arrivare a riscoprire sempre più i nostri sensi ormai assopiti dai troppi segnali che oggi marcano sempre più vistosamente i sentieri montani e che ci indicano la retta via anche quando avremmo un disperato bisogno di perderci. Perderci, per mettere alla prova noi stessi, le nostre capacità, per sentirci ancora liberi e non addomesticati, per sentire il nostro cuore che pulsa all’unisono con quello della natura, per poi ritornare ad essere felici nel ritrovarci. Una foresta incontaminata sfugge al controllo dell’uomo, conserva segreti e misteri; questo è il fascino della Wilderness”.
Una considerazione sulle Aree del casertano.
“Gi amministratori del casertano che hanno deliberato queste Aree hanno dimostrato di saper guardare lontano. Hanno capito che le loro montagne ancora integre, prive di strade ed altre opere dell’uomo, stanno diventando un bene sempre più raro nel nostro pianeta e che nel futuro potrebbero fruttare molto di più della sola vendita del legname. Hanno pensato al turismo, l’unica vera vocazione delle nostre zone ancora ricche di bellezze naturali. E avere un’Area Wilderness significa certificare il proprio territorio con un bollino di qualità. Un appello non può non andare agli amministratori provinciali e regionali affinché si risparmi il Monte San Nicola a Pietravairano. Una straordinaria montagna ricoperta da lecci recentemente oggetto di una contesa per una probabile cava con cementificio annesso. Esprimo la mia solidarietà al sindaco che si sta battendo per questo piccolo gioiello di natura che rappresenta un bene paesaggistico per tutto il nostro territorio”.
Dopo 25 anni di attività e l’individuazione di 64 aree appartenenti ad organismi pubblici e privati, il 13 settembre 2010 la Segreteria Generale dell’Associazione Italiana per la Wilderness (AIW) ha convocato per la prima volta la “Consulta per la Wilderness” al fine di stabilire posizioni ufficiali in merito alla filosofia Wilderness. La prima decisione di questa Consulta è stata quella che decreta delle linee guida per la designazione delle Aree. Il concetto di Area protetta si attiene principalmente ad un “valore Wilderness” rappresentato da un ambiente naturale di particolare asprezza e quindi non urbanizzato e un “vincolo Wilderness” che intende preservare tali aree dall’urbanizzazione. Le linee guida dunque prevedono l’attività venatoria e piscatoria, la raccolta di funghi e delle altre risorse del sottosuolo anche se si aggiunge che dovrebbero essere presenti all’interno zone di totale salvaguardia con divieto di taglio dei boschi e/o di pascolo e con eventuale divieto di caccia, oltre al non prevedere una prevalente funzione turistica. Ma il punto di particolare interesse è un altro: “L’Area Wilderness può essere designata su qualsiasi proprietà fondiaria, a condizione che la sua designazione sia fatta dagli enti od organismi pubblici o da soggetti privati proprietari dei suoli”. Da rilevare, in proposito, che su diverse delle aree interessate gravano i cosiddetti usi civici, antichi diritti delle popolazioni locali relativi al pascolo, al taglio della legna e ai frutti del sottobosco, ma questa è un’altra storia!








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