Duro colpo al clan Belforte
Nel corso della notte, ad epilogo di una complessa indagine coordinata dai magistrati dalla Direzione Distrettuale di Napoli, il Reparto Operativo dei Carabinieri e la Squadra Mobile di Caserta, hanno eseguito oltre 40 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di altrettanti esponenti del Clan Belforte alias i Mazzacane, attivo nella provincia di Caserta e, in particolare, nei territori di Marcianise, Maddaloni, San Nicola La Strada, San Marco Evangelista, Caserta e aree limitrofe in relazione al reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.
Inoltre nel corso dell’operazione, è stato eseguito, da parte del Nucleo di Polizia Tributaria di Caserta e della Compagnia di Marcianise, con l’ausilio del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma e del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, il sequestro, in varie località delle province di Caserta, Napoli, Lucca, Pistoia, Catania e Cosenza, di 27 unità abitative, vari terreni, circa 250 rapporti bancari, nonché 70 automezzi, per un valore complessivo di oltre10 milioni di euro (da riconsiderare all’esito degli accertamenti sui rapporti bancari sequestrati, di cui è al momento ignoto l’ammontare).
L’imponente operazione di polizia giudiziaria è frutto di una penetrante indagine, coordinata dalla D.D.A. di Napoli, che ha permesso di ricostruire la geografia criminale del comprensorio di Caserta, Marcianise e zone limitrofe, dall’anno 2005 ad oggi, analizzando il modus operandi e la composizione di una delle più potenti cosche camorristiche della provincia, il Clan “BELFORTE” protagonista, tra gli anni ’90 e gli inizi del 2000, di una sanguinosissima faida con l’opposto clan dei PICCOLO detti i Quaqquaroni, con il quale aveva conteso il controllo delle attività illecite nell’area che comprende il capoluogo e tutti i comuni immediatamente ad esso limitrofi.
Il clan BELFORTE, già federato nella N.C.O. di CUTOLO Raffaele, nel corso degli anni ’90 era divenuto tanto potente, per capacità militare ed organizzazione, da indurre il c.d. “Clan dei Casalesi”, nonostante l’alleanza con i PICCOLO, a concludere con esso un patto di non belligeranza e raggiungere un accordo per la spartizione al 50% dei proventi delle attività illecite, soprattutto estorsive, nel comprensorio di Marcianise e comuni limitrofi. E, nonostante i numerosi procedimenti giudiziari che hanno investito il clan BELFORTE negli ultimi anni, con l’arresto di decine di affiliati e le pesanti condanne che hanno colpito i suoi massimi esponenti, tra cui i capi indiscussi, i fratelli Domenico e Salvatore BELFORTE, detenuti in regime di 41 bis, è stata rilevata la sua piena e perdurante vitalità criminale, operatività e pericolosità.
Le indagini hanno tratto origine dal rinvenimento, in diverse e distinte circostanze, di eccezionali fonti documentali, costituite da pen drive, supporti informatici ed elenchi, costituenti la “contabilità” del clan BELFORTE. In essa, infatti, erano annotati con cura manageriale, l’elenco degli imprenditori e degli operatori economici taglieggiati; l’ammontare delle somme da essi versate nelle canoniche scadenze di Natale, Pasqua e Ferragosto; i nominativi degli affiliati, spesso indicati anche con i loro soprannomi, a cui erano corrisposti gli stipendi, il cui importo variava, dai 1-1500 ai 2500 euro, in relazione al loro ruolo ed alla loro importanza nelle gerarchie dell’organizzazione.
Lo straordinario valore investigativo della documentazione sequestrata e la certosina opera di ricostruzione, che ha lungamente ed incessantemente impegnato la Procura Distrettuale di Napoli e gli investigatori del Comando Provinciale dei Carabinieri di Caserta e della Questura di Caserta, poi, ha trovato ulteriore riscontro nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia intranei all’organizzazione, alcuni dei quali con ruoli apicali.
Il decreto di sequestro è stato emesso d’urgenza, dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia a conclusione di articolate e complesse indagini patrimoniali delegate ai reparti della Guardia di Finanza, svolte nei confronti di oltre 250 soggetti economici (persone, imprese individuali e società), riconducibili ai componenti dei nuclei familiari degli arrestati, per aggredire i beni e i capitali risultati essere di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.








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