I dissapori del caso cave e cementificio a Pietravairano
Con un protocollo del 14 maggio scorso l’Assessore delegato al Territorio della Regione Campania Edoardo Cosenza ha convocato tutti gli organi di competenza per la sottoscrizione di un Accordo di Programma in merito alla delocalizzazione della cava con annesso cementificio della società Cementi Moccia spa nella località Monte Monaco a Pietravairano. Il giorno 28 maggio presso la sede di tale Assessorato a Napoli una rosa di autorità della nostra Regione si riunirà per decidere le sorti di una realtà che già da un po’ è motivo di polemiche che rasentano l’assurdo. La notizia giunge a pochi giorni dal licenziamento collettivo dei trenta lavoratori della società Cementi Moccia spa. Ma mentre i trenta lavoratori casertani soffrono per una piaga che accomuna molti, purtroppo, nell’alto casertano c’è una comunità guidata da un coraggioso primo cittadino che espone le sue ragioni in una lotta lotta per il "No" alla delocalizzazione a Pietravairano. Al di la di ogni torto e ogni ragione c’è da chiedersi: perché le volontà dei cittadini non hanno alcun valore? Perché i lavoratori della Moccia devono additare come responsabile dei loro mali un sindaco che altro non vuole che tutelare la sua gente? Tra l'altro, in risposta ad un’interrogazione riportata all’attenzione del Consiglio dei Ministri circa sei mesi fa si era avuta la certezza che solo il sindaco di Pietravairano Francesco Zarone avrebbe potuto favorire tale delocalizzazione cambiando il Piano Regolatore Generale, dunque sono palesi le sue ragioni. Le motivazioni dell’Accordo di Programma esplicate dall’Assessore Cosenza fanno riferimento ad una premessa che si appella all’art. 28 delle Norme di Attuazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive della Regione Campania che disciplinano la delocalizzazione di tali attività vista anche la presentazione del progetto definitivo presentato nel 2008 dalla società Moccia e visto tutto un iter procedurale infinito ma infondato per il Comune di Pietravairano e gli Enti e le associazioni territoriali. Le motivazioni del non accordo di programma che impugna in prima persona il sindaco Zarone, minacciando addirittura di dimettersi, sono tutte incentrate sul fatto che di fatto la località individuata per le cave e il cementificio è una “Zona Agricola EB” dunque regolamentata da tutta una serie di vincoli ad essa correlati. La comunità di Pietravairano e tutti coloro che si sono uniti nel supportare il sindaco Zarone lo fanno perché coscienti del fatto che non vi è stata nemmeno una preventiva valutazione di compatibilità, per una zona tra l’altro sottoposta a vincolo di tutela paesaggistica. “Insistere con la delocalizzazione degli impianti della Moccia SpA a Pietravairano non è solo un atto di acquiescenza verso gli interessi industriali, ma rappresenta anche la prova evidente che ci troviamo dinanzi a una classe dirigente che manca anche di coraggio politico. La strada per lo sviluppo sin qui seguita nella nostra regione si è dimostrata fallimentare e non ha generato occupazione e benessere ma solo devastazione ambientale e malessere sociale. Qui c’è un futuro da costruire e non solo un presente da gestire alla meno peggio solo per assopire i conflitti. L’ambiente salubre non è solo un diritto della persona ma una grande risorsa capace di fungere da moltiplicatore di altre risorse, ma alla classe dirigente mancano l’autorevolezza e la credibilità necessarie per affermarlo e realizzarlo. Noi siamo con i cittadini che lottano per il benessere e la salubrità dei loro territori, convinti che sia ormai necessario alzare la voce per difendere il nostro presente e il futuro dei nostri figli”. Questo è quanto ha dichiarato a quiCaserta Nicola Sorbo, fiduciario della condotta Slow Food Volturno e Coordinatore Provinciale del Forum “Salviamo il Paesaggio!” ed è proprio questa esclamazione che oggi si dovrebbe prendere in prestito per fare un accorato appello a chi di dovere. Anche perché, a onor del vero, queste guerre a colpi di penna e di legge fanno male al cittadino che non ha, di fatto, potere decisionale.








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